

Sintesi della conferenza stampa per illustrare i lavori (di Mariella De Bernardi)
In data 14 ottobre 2020 si è tenuta presso la Casa Museo Pogliaghi la conferenza stampa per presentare la conclusione dei lavori di restauro della copia bozzetto del portale del Duomo di Milano, opera dello scultore Pogliaghi ed i lavori di scavo archeologico che hanno interessato la cripta del Santuario.
Le opere sono state realizzate sotto la supervisione delle Soprintendenza alle belle arti,archeologia e paesaggio della Regione Lombardia per la Provincia di Varese,con il contributo messo a disposizione dal Bando della Regione per il recupero del patrimonio artistico e culturale dei beni Unesco. Il contributo ha coperto per il 70% circa il costo dell’intervento e a questo si sono aggiunti fondi da privati e fondazioni.
I lavori sono iniziati nel 2018 e si sono conclusi con la odierna presentazione degli interventi eseguiti.
Erano presenti, oltre che i restauratori del Laboratorio San Gregorio di Busto Arsizio per la porta del Duomo ed i ricercatori archeologi di Archeo Studi Bergamo che hanno lavorato per riportare alla luce un oratorio funerario nella cripta del santuario, numerose personalità tra cui il Rettore del Santuario Don Ghisoni, Monsignor Rocca, Direttore della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, il Sindaco di Varese Avv. Galimberti, il soprintendente Stolfi. E’ intervenuto via Skype l’Assessore regionale alla Cultura Stefano Galli.
Sono stati presentati i lavori di restauro della porta, sottolineando come l’intervento conservativo abbia messo in luce numerosi dettagli non così evidenti come l’utilizzo di materiali particolari accostati al gesso quali metalli, oro, pietre e perline, paglia e tessuti nonché l’utilizzo di pitture in alcune formelle.
Tutto questo rende l’opera del Pogliaghi unica ed innovativa.
Nella cripta l’intervento ha portato alla luce i resti di un oratorio funerario con diverse tombe di dimensione variabile molto ben conservate per le quali in qualche caso non è stato possibile fare maggiori approfondimenti in quanto poste in zone critiche per le fondamenta del santuario. Numerosi sono stati anche i frammenti ritrovati, tra cui una moneta posta in zona prossima alla roccia quindi non in zona stratificata, che si pensa possa essere riconducibile al periodo romano.
Se confermato questo porta ancora più in dietro nel tempo la storia del Sacro Monte.
Gli interventi di Monsignor Rocca, del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura hanno ribadito come le opere realizzate dimostrino come la sinergia con diverse realtà permetta la valorizzazione di un sito Unesco, simbolo per la città e per il territorio, patrimonio che tutti noi siamo tenuti a riscoprire e conservare.