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Sergio Redalli

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Don Eros Monti, la prima volta da parroco

Da Villa Cagnola a S. Maria del Monte:
“È prematuro fare paragoni con Gazzada, qui c’è un diverso legame con Varese e iniziative di fede da organizzare con differenti modalità.
È ora di prepararsi al Giubileo 2025”

di Sergio Redaelli

Don Eros Monti 1bA sessantacinque anni, don Eros Monti vive a S. Maria del Monte la prima esperienza da parroco e l’affronta con un misto di entusiasmo e curiosità. Viene da undici anni trascorsi alla guida di Villa Cagnola a Gazzada, la splendida struttura sede dell’Istituto Superiore di Studi Religiosi Beato Paolo VI e della collezione d’arte che appartenne al nobile Guido, un vero gioiello incastonato in un parco storico e dotata di una struttura di accoglienza per eventi religiosi e formativi, nonché alberghiera e ristorativa. Una gestione, la sua, molto apprezzata. Ma don Eros non si sente un prete-manager: “No, assolutamente - si schermisce - Per me essere ora qui al Sacro Monte è una grande e lieta novità. Dopo tanti incarichi specialistici finalmente ho la possibilità di stare vis a vis con le persone e di dedicarmi alla predicazione della parola, alle confessioni, ai battesimi, ai matrimoni, alle celebrazioni della piccola comunità cristiana a contatto con i gruppi e i pellegrini”.

Milanese, sacerdote dal 1986, don Eros frequentava il Varesotto da bambino, ad Agra, sulle alture del lago Maggiore dove la famiglia era sfollata durante la guerra. Seminarista a Saronno e a Venegono, è laureato in scienze economiche alla Cattolica di Milano e dottore della Pontificia Università Gregoriana, ha insegnato teologia morale nel seminario arcivescovile di Milano ed è stato vicario episcopale per la vita sociale della diocesi ambrosiana.

L'orizzonte largo del Mosè

La nuova destinazione lo affascina. Nessun rimpianto, come lamentavano alcuni arcipreti del passato, di chiese più affollate di fedeli con ampi oratori in cui dialogare con i giovani, con più attività confessionale di un piccolo e disagevole borgo montano: “Io qui mi trovo molto bene – ribadisce – Il santuario e le cappelle sono un luogo di grazia spirituale, un punto di riferimento per i fedeli e i pellegrini con un orizzonte largo come quello che si ammira dalla terrazza del Mosè. E poi c’è la presenza del monastero, delle monache che hanno contribuito a scrivere la storia di questo luogo straordinario”.

Don Eros è chiamato a raccogliere il testimone di parroci molto amati in passato come don Mario Cortellezzi, don Domenico Ghinelli, per non dire di monsignor Pasquale Macchi che salvò la Via Sacra dal degrado. Il paragone con Gazzada si presta a inevitabili raffronti. Con la gestione di don Eros e il contributo del compianto monsignor Luigi Stucchi, Villa Cagnola registrò una forte partecipazione agli eventi culturali, artistici e religiosi che organizzava e la scuola di teologia per laici superò i 140 iscritti. Dopo l’insediamento ufficiale del 5 novembre, il nuovo parroco pensa di promuovere iniziative analoghe a S. Maria del Monte? “Vedremo – risponde - le occasioni vanno adattate al contesto. Qui c’è un diverso legame con Varese, ci sono iniziative di fede da organizzare con differenti modalità, è inutile fare paragoni”.

Pellegrinaggi da valorizzare

Insistiamo. Il rilancio del ruolo culturale di Villa Cagnola prese avvio con alcune collane editoriali come i “Quaderni della Gazzada” editi dalla Morcelliana di Brescia che raccolgono gli atti dei convegni, dei seminari e delle giornate di studio; con i “Libri d’Arte”; con la “Storia Religiosa della Lombardia” che offre il quadro storico delle diocesi lombarde a partire dalla prima evangelizzazione fino al Concilio Vaticano II; con la collana Europa Ricerche e il notiziario semestrale “La Gazzada”. Qualcosa del genere è proponibile a S. Maria del Monte? “Ora è prematuro parlarne. Prima devo conoscere le potenzialità di questo luogo, strada facendo si vedrà. C’è prima di tutto il cammino dei pellegrinaggi da valorizzare. Ed è il momento di prepararsi all’anno giubilare 2025. Non sappiamo ancora se sarà centrato su Roma o sul territorio e se avremo una Porta Santa come accadde nel Giubileo straordinario del 2015”.

L’Anno Santo proclamato da papa Francesco per celebrare la speranza e la fiducia muoverà secondo le previsioni venti-trenta milioni di pellegrini e porta inevitabilmente a parlare dei migranti che, insieme ai poveri, sono al centro dell’azione pastorale del pontefice argentino a cui don Eros si richiama.

Roncalli e modello missionario

Come affrontare i temi dell’accoglienza e dell’integrazione? Il parroco è d’accordo con Bergoglio: “E’ un problema che riguarda tutti. Servono relazioni sincere tra i popoli. La cooperazione internazionale è necessaria per stabilire nuovi rapporti e principi di accoglienza”. E cosa pensa della guerra che dilania l’Ucraina e del tragico focolaio che insanguina Israele e la Palestina minacciando i fragili equilibri politici mondiali: “La pace – risponde - è un seme che germoglia in tempi lunghi e va costruita con l’impegno di tutti, in primis di noi cristiani anche pagando un prezzo. La soluzione? Bisogna ispirarsi al modello missionario che promuove da sempre la cultura tra i popoli e il rispetto umano reciproco”.

Le armi però stanno già sparando: “Purtroppo quando il fuoco è acceso non è facile spegnerlo. L’Europa ha conosciuto lunghi anni di pace e la tranquilla convivenza dimostra che vivere in armonia non è un sogno impossibile. Il problema è estenderla, globalizzare la pace. L’Onu, l’organizzazione delle nazioni unite istituita dopo la seconda guerra mondiale per prevenire i conflitti, oggi appare debole, sbilanciato dai diritti di veto. In queste condizioni è più difficile mantenere la sicurezza e promuovere lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni. Come diceva Giovanni XXIII occorre andare alle radici dei problemi, disinnescare la guerra nei cuori e nei sentimenti”.

Paolo VI, il Papa del dialogo

Quando era a Gazzada, don Eros organizzò un convegno su Lutero nel 500° anniversario della Riforma protestante in perfetta sintonia con Francesco che raccomanda l’unità della comunità cristiana ad appartenenti a confessioni differenti con posizioni dottrinali anche lontane tra loro. Un messaggio rivoluzionario.

“Papa Francesco parte dal contesto latino-americano che è distante dalla nostra visione eurocentrica - spiega il parroco teologo - Il suo pontificato presenta elementi di forte novità, è originale nel linguaggio, nei gesti e avvicina alla Chiesa molti fedeli che prima si sentivano ai margini, poco compresi. I temi del dialogo e della vicinanza dei popoli che egli promuove sono nel dna di Villa Cagnola. Ai tempi del concilio Vaticano II, Gazzada ospitò incontri ecumenici di altissimo livello sull’importanza della componente religiosa per comprendere la storia dei popoli e sull’enciclica Ecclesiam Suam di Paolo VI, il papa del dialogo che fu l’ispiratore dell’Istituto di studi religiosi”. E che l’imponente statua dalle grandi mani realizzata dallo scultore Floriano Bodini ha immortalato, nelle vesti di arcivescovo, al culmine della Via Sacra.



 

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