
Il pellegrino di Matteo Chiarelli indossa cappa, zoccoli e cappello alla maniera antica e si sorregge col bastone, stanco e affaticato ma sospinto da una misteriosa energia. Cammina lungo scorci campagnoli tra cavalli andalusi e contadini baschi sulle strade per Santiago di Compostela, un percorso affrontato più volte. Ed è il protagonista del progetto artistico, sospeso fra terra e spirito, che si può ammirare da sabato 6 ottobre nelle sale semi interrate dell’ex hotel Camponovo in via dell’Assunzione 17 a S. Maria del Monte.
La mostra, personale, s’intitola appunto Il Pellegrino e propone al visitatore un itinerario tra il sacro e il profano lungo le strade della fede, dal santuario di Santiago nella Galizia spagnola (c’è un’altra Galizia al confine tra Polonia e Ucraina) al nostro Sacro Monte. Un percorso che parte dai temi sacri e abbraccia l’intera produzione scultorea di Chiarelli che indaga la figura femminile, la maternità, le nature morte e perfino la fotografia.
Chiarelli, 71 anni, bergamasco trapiantato a Induno e poi a Cuasso al Monte, si è dato tardi all’arte, già abbondantemente adulto. Da bambino, per la verità, amava disegnare e dipingere con gli acquarelli ma la necessità di dare una mano in famiglia lo indusse a occuparsi di motori e marmitte in un’officina di motociclette. La vita non sempre ti lascia fare ciò che ami.
Nel 2007 la svolta o la folgorazione, se vogliamo usare termini più impegnativi. Temporaneamente immobilizzato dopo un incidente, scolpisce una beneaugurante Madonnina in legno. Nel 2011 il pellegrinaggio di ringraziamento a Compostela diventa il primo di una lunga serie, quattordici finora. “Un viaggio che richiede un notevole sforzo fisico e psicologico – spiega il critico d’arte Loris Carlin – che ti fa riflettere sulla condizione umana e spinge oltre le nozioni del tempo e dello spazio. Un’esperienza solitaria e introspettiva indipendente dalla fede e dalla religiosità, ma capace di incidere sull’uomo e di ispirare l’artista”.
Un pubblico attento e partecipe ha suggellato l`ultima delle 'Conversazioni al Sacro Monte' di quest'anno.
Protagonista Margherita Giromini, già Direttrice Scolastica, docente all'Insubria e giornalista pubblicista, autrice, tra l'altro, del volumetto 'Proverbi e modi di dire di Varese'.
La relatrice ha proposto una selezione dei 200 detti e proverbi presenti nel suo libro, tutti in dialetto, fornendone, ove necessario, la traduzione in italiano e, soprattutto, la possibile origine, per lo più contadina, sollecitando i presenti a ripescare nel passato per condividere modi di dire del proprio vissuto.
Tra il pubblico anche alcuni ospiti della casa di riposo di Gavirate, molto interessati e simpatici, che ringraziamo ancora per la partecipazione.