Gianni Spartà e Salvatore Furia, il giornalista e lo scienziato, “due siciliani innamorati di Varese, entrambi animati dal desiderio di raccontarne la bellezza e di difenderla”. Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha accomunato in un unico elogio il biografo e il soggetto della biografia, il cronista e l’astronomo, l’uomo che racconta e quello che educa al bello, due modi d’impegnarsi per la città, di fare cultura, di appassionare i cittadini al mistero e al rispetto della natura.
L’occasione è la presentazione del libro “Pensieri positivi, Salvatore Furia, il cacciatore di stelle” (Macchione Editore), che Spartà propone a Villa Recalcati davanti a una folla enorme. Ci sono politici e amministratori pubblici, docenti universitari e professionisti del mondo scientifico, associazioni cittadine, imprenditori, giornalisti della carta stampata, della tv e della rete. Spartà, prima firma della Prealpina, non è nuovo a presentazioni “oceaniche” dei suoi libri. La gente gli riconosce il merito di saper raccontare le storie dei personaggi che hanno fatto grande Varese, da don Tarcisio Pigionatti al “cumenda” Giovanni Borghi, il re dei frigoriferi che negli anni del boom economico rese internazionale il nome Ignis. Dal suo “Mister Ignis”, pubblicato da Mondadori nel 2002 e riproposto nella collana degli Oscar nel 2009, è stato tratto lo sceneggiato trasmesso su RaiUno nel 2014.
Non c’è luogo più delizioso della propria casa, diceva il poeta Ovidio (nullus est locus domestica sede iucundior) e Chiara Ambrosoli, 67 anni, psichiatra e segretaria della Società Storica Varesina, è perfettamente d’accordo: “Il Sacro Monte per me è sempre stato un prolungamento della casa. Quando da bambina tornavo dalle vacanze e ne scorgevo in lontananza il profilo che annunciava i rilievi prealpini mi sentivo felice. La storia di Varese e la medicina sono sempre stati le due mie grandi passioni - la scienza di Ippocrate addirittura una tradizione di famiglia a partire da un bisavolo laureato a Pavia - e ho potuto coltivarle militando nell’associazione che dal 1953 raggruppa i ricercatori di storia locale”.
Parlando agli Amici del Sacro Monte su invito di Ambrogina Zanzi, la Ambrosoli ricorda che la montagna sacra sopra Varese è stata spesso oggetto di studi dell’associazione di cui fa parte. Nel 2005 la Società Storica Varesina organizzò un convegno sull’età medievale e pubblicò gli atti nella Rivista numero XXIV con l’introduzione dello specialista Alfredo Lucioni, docente alla Cattolica di Milano. “Fu un atto dovuto – spiega – per celebrare la proclamazione di S. Maria del Monte patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2003 e la ricorrenza dei quattrocento anni della Via Sacra nel 2004. Altri contributi hanno indagato la vita di Caterina da Pallanza e delle prime donne salite al monte in eremitaggio mentre a Leopoldo Giampaolo, il fondatore dell’associazione, si deve lo studio dei manoscritti del ‘500 e il primo censimento catastale di S. Maria del Monte”.