“Dedicargli una strada? Un giardino? No, stiamo pensando a qualcosa di più duraturo. L’amministrazione comunale di Varese intitolerà al professor Salvatore Furia il Premio Ecologia che egli stesso aveva creato quarantatre anni fa”. L’annuncio del vicesindaco Daniele Zanzi strappa un applauso al pubblico che affolla la sede degli Amici del Sacro Monte, in piazza Pogliaghi, per ricordare il “poeta delle stelle” a sei anni dalla morte (12 agosto 2010). L’incontro, introdotto dal presidente Ambrogina Zanzi che l’ha organizzato, è un omaggio all’uomo che ha lasciato in eredità ai varesini la Cittadella di Scienze della Natura e i tanti gioielli di cui si compone ma, prima di tutto, che ha educato generazioni di allievi alla bellezza, al gusto del mistero e al rispetto della natura. Un lascito educativo per il quale ebbe la medaglia d'oro del Ministero dell'Istruzione.
In sala si proiettano immagini degli anni sessanta e settanta scattate dal fotografo Antonio Zaffaroni e una video-confessione registrata poco prima che il professore morisse, postata da un ignoto ammiratore su Internet. E’ una testimonianza commovente: “Che cosa mi dà soddisfazione? La gente comune che guardando nel telescopio si lascia sfuggire un “oh” di meraviglia”, confessava l’anziano maestro. E ancora: “La Cittadella delle scienze non è stato un miracolo, è costata fatica e dolore. Portare la gente sulla montagna a stupirsi ammirando le stelle non era possibile senza la strada e allora mi sono detto: la strada la costruisco io. E per realizzarla, con l’aiuto di tanti volonterosi allievi, ho fatto il minatore, sparavo le mine, usavo il badile”.
Prendete una sera d’estate: vento impetuoso sceso dal nord a portare con sé cumuli di nubi, scuotendo, quasi abbattendo, le fronde degli alberi; ultimi raggi del sole al tramonto ad arrossare le dense nuvole.
Prendete uno dei più bei balconi con vista sulla pianura lombarda.
Aggiungete le voci di due attori del calibro di Glauco Mari e Roberto Sturno, le note di un pianoforte in sottofondo abilmente suonato da Giovanni Zappalorto, una selezione dei più celebri brani del noto Bardo, il tutto con la regia del bravissimo Andrea Chiodi.